Baustelle: tutto il cuore vuoto di Elvis

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I Baustelle ritornano con “Elvis”, un album che rappresenta un crocevia fra le proprie origini e un sentiero lastricato di finti neon e personaggi dolenti. Alla ricerca di un dio laico che non crede neanche in se stesso.

Per non guardare in fondo mai…

Rave solitari sulla spiaggia, parquet infiniti che sembrano autostrade, i crocevia di Milano come vene esplose nei polsi, Los Angeles di provincia che ingabbiano i sogni, strip club cinematografici popolati da Elvis bavosi. E il vuoto perenne, da riconoscere e nascondere, da cercare e allontanare. Quel vuoto che non si vuol vedere mai ma che governa la nostra esistenza.

Baustelle – Contro il mondo

“Elvis”, il nuovo disco dei Baustelle, nonostante dal titolo possa richiamare al grande sogno americano, è in realtà un trattato sociologico di anime e dei loro piccoli sogni, un tentativo di far luce (o oscurità) sull’umana impotenza. Un disco fatto di paesaggi di provincia, nel quale la luce è sempre artificiale, sempre coperta da una coltre di polvere.

I grandi protagonisti di questo ultimo lavoro dei Baustelle sono due elementi che sembrano in contrapposizione, ma che fatalmente finiscono per coincidere: il vuoto e la ricerca di una divinità che possa sorreggere l’uomo mentre si lancia nell’abisso alla ricerca del proprio cuore. E così “Il regno dei cieli” diventa una scatola di foto “e l’ombra dell’amore che ci hanno procurato”, “uno smalto che copre l’evidenza del vuoto”.

Baustelle – Milano è la metafora dell’amore

Jackie e il suono perenne equilibrio identitario, Pamela di via Urugay, Paola e la sua tristezza, Marco il karateka sono consapevoli che un maledetto mondo migliore è soltanto vuota retorica, ma non per questo smettono di cercare una strada attraverso notti scorticate illuminate da enormi scritte al neon. Anche una strada popolata da spacciatori può sembrare una Los Angeles abitata da esseri che continuano a chiedere salvezza. “Elvis” ha il sapore di un romanzo di John Fante, nel quale i protagonisti continuano a fare domande alla polvere e in attesa della risposta cercano di riempirsi di tutto l’amore a portata di mano, non importa se a pagamento o illusorio.

I Baustelle diventano i narratori di un’umanità che continua a sognare, che cerca protezione e carezze. E lo fanno con una dolcezza ed una tensione spirituale che eleva tutti questi Elvis di provincia a protagonisti di un regno dei cieli terreno che “è il montaggio e non l’intero girato”.

E anche i Baustelle diventano protagonisti diretti, personaggi di questo disco. “Per restare vivi organizziamo concerti”, dicono in “Andiamo ai rave”. E ritrovano quel cuore che avevano perduto e torna a loro “senza più rabbia e senza più male”.

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