Ciao Sono Vale: uno Xanax per le vene che pulsano nello stomaco

Ultimo aggiornamento:

Ciao Sono Vale dopo aver ucciso il suo Bill, decide di affrontare un nemico molto più pericoloso: l’indifferenza e l’assenza da se stessi, l’ansia e il panico. Xanax, il suo nuovo singolo prodotto da Diego Calvetti per Honiro Rookies, è un pugno in faccia che Valeria sferra a se stessa per riconoscersi, per non restare con la guardia alzata ma abbassare tutte le difese. Per fare i conti con quell’assenza che inonda di sangue lo stomaco e rischia di soffocare

Xanax: la necessità di accettare il dolore

Il dolore è una massa informe e deforme. Un’entità vasta e destante, una condizione spesso inconsapevole che blocca ogni via d’uscita, che non consente di immaginare una fuga. Il dolore assume caratteri e nomi diversi, spesso si identifica in quelli che consideriamo come antidoti, anche se fugaci. Parole che nascondono la speranza di una salvezza, ancorché provvisoria. Parole come Xanax. Una sequenza di lettere che ha inizio e fine con un X. Come un segno. Un marchio. Un’immagine diventata confortante e dolente, simbolo di assenza che vuole diventare presenza, di sangue immobile che ricomincia a scorrere in punti prima mai irrorati. Come vene che si frantumano e vengono tagliate dentro lo stomaco.

E Xanax è anche il titolo del nuovo singolo di Ciao Sono Vale. Una canzone che annichilisce per la sua nuda sincerità, per la voglia di andare oltre le labbra di Vale e passare come una pillola di bocca in bocca. Un urlo silenzio, un tentativo di asciugare il sangue nascosto senza cancellarne le tracce.

Ciao Sono Vale

Ma che male c’è se resto indifferente

mi guardo allo specchio e non ci vedo niente

ma che male c’è se resti da me

nella testa e io sempre assente”

E nel momento stesso in cui Vale canta di questa assenza da se stessi, riesce a farci sentire più presenti, più consapevoli di noi stessi, riusciamo ad intravedere l’immagine che si nascondeva dietro lo specchio.

“Il dolore è un’emozione devastante e bisogna accettarla in quanto tale – ci racconta -. Altrimenti stare male può distruggerti. Io, personalmente, ho impiegato molti anni a capire che il dolore esige di essere vissuto, sempre”.

Un passo necessario verso l’ipotesi di una felicità non ancora attuale, ma desiderata, cercata con tutte le forze. “Per me l’idea di guarigione è ancora lontana, ho ancora dei momenti in cui sto male davvero e non c’è un giorno in cui possa veramente dire di essere felice. Però sono consapevole di questo problema e gli sprazzi di felicità che riesco a conquistarmi sono importantissimi”.

In attesa di sciogliersi da tutte le catene e cantare insieme a tutti quei cuori distanti che vivono la stessa condizione, ma si ostinano a continuare a brillare come diamanti nel buio.

Altre storie
Un anno, 75 pagine, 15 capitoli e 8 allegati dopo