Quella Fortezza Fumetto che ci ricorda di essere umani

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“Fortezza Fumetto”, il podcast di Bao Publishing scritto e condotto da Michele Foschini, giunge all’ultima puntata di questa edizione. “The Final Countdown” è un conto alla rovescia per cercare la nostra umanità nella cultura e nel potere delle storie.

Come proteggere i nostri cuori

Una fortezza è un luogo nel quale si va per proteggersi, uno scrigno per custodire la nostra umanità, una mano che avvolge il nostro cuore e preserva nella sua purezza. “Fortezza Fumetto, il podcast di Bao Publishing, è tutto questo e lo è ancora di più nell’ultima puntata intitolata “The Final Countdown”.

Quello che Foschini ha costruito in questi cicli di puntate non è solo un racconto dell’industria del fumetto. È una mappa di come le persone trovano il proprio posto nel mondo attraverso le storie. Come le storie ci ricordano di essere umani quando tutto il resto ci invita a essere efficienti, performativi, veloci.

Fiducia e incoscienza che si abbracciano e stringono, che percorrono insieme una strada che in solitaria sarebbe invisibile.

C’è qualcosa di radicalmente controcorrente nell’idea di dedicarsi al fumetto — di farlo, pubblicarlo, difenderlo — in un momento in cui il mondo editoriale si chiede ogni giorno se esiste ancora un futuro. Foschini non finge che la crisi non ci sia. La guarda in faccia, la nomina, ci ragiona sopra. E poi continua.

Questa è la forma più sofisticata di incoscienza: non ignorare il pericolo, ma scegliere di andare avanti lo stesso. Perché si crede in qualcosa. Perché certi libri — certe tavole, certi balloon, certi silenzi tra una vignetta e l’altra — fanno qualcosa che nient’altro sa fare. Proteggono la serenità del cuore. Non la felicità performativa, non il benessere ottimizzato. La serenità. Quella cosa quieta che arriva quando qualcuno — un autore, un personaggio, una storia — ti fa sentire meno solo in maniera esatta e precisa.

Per fare fumetti — e per ascoltare un podcast come Fortezza Fumetto — serve fiducia. Fiducia che le storie contino. Fiducia che qualcuno le leggerà. Fiducia che il tempo passato a creare qualcosa di bello non sia tempo sprecato anche quando il mercato suggerisce il contrario.

Questa fiducia non è ingenuità. È una struttura portante. Le reti di connessioni umane che Foschini racconta — trent’anni di relazioni tra autori, editori, lettori, librai — sono l’infrastruttura invisibile su cui regge tutto il resto. Non gli algoritmi, non le piattaforme, non le strategie di contenuto. Le persone che si fidano le une delle altre.

Una fiducia che si trasforma in cultura viva, non immobile. E che ci ricorda la bellezza e la meraviglia di sentirci più umani.

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