Un’esperienza surreale , teste e cuori che oscillano sulle sponde di ritmo etereo, quasi sognando.
Il flusso di suoni orientali di “Mahal” attraversa i corpi e li costringe a muoversi, a fluttuare in un notte che sta nascendo.

Il progetto dei Glass Beams nasce durante la pandemia, in Australia, con il primo ep “Mirage” e si compone di tre elementi, al cui centro spicca il fondatore Rajan Silva da cui nasce l’idea di mescolare il suo presente con la sua infanzia, la sua eredità culturale e le influenze del padre emigrato dall’India a Melbourne negli anni ’70.
Il loro sound, che nella cornice di “Ostia Antica Festival” appare sontuoso ed elegante è capace di trasportare tutti nell’intimità caotica di una festa d’estate, di sera, col vento fresco e di un ballo leggero. Ad occhi chiusi.
Ma anche a casa sul divano, con un bicchiere di vino. Un’ipnosi collettiva che abbraccia il rock psichedelico con un approccio sonoro fluido vicino alla musica indiana.

Sessanta minuti di trasparente magia onirica e giochi luce, di emozioni purissime, bagnate da un fiume che riesce a far viaggiare nel tempo, nello spazio, nel presente e nel futuro. Dentro e fuori di noi. Come raggi di vetro che illuminano la notte ingannando ogni nostro senso.
Piccola postilla organizzativa:
Nonostante sul sito dell’evento si segnalasse che per le persone in carrozzina sarebbe stato sufficiente inviare una mail e la strada che porta al teatro sia completamente asfaltata, una volta arrivati all’Arena emergono difficoltà rilevanti: o la carrozzina si ferma alla prima gradinata, senza andare troppo avanti o è costretta ad affrontare in discesa un enorme gradino con il rischio di rimanere incagliata sulla sabbia. La soluzione possibile sarebbe di appianare l’arena sabbiosa e ricoprirla di assi di legno. Un’accortezza necessaria per un Festival con questo richiamo e questo calendario di rilievo.




