Quella rivoluzione naturale di Paola Turci

Paola Turci, presenta la sua “rivoluzione naturale” e si svela ad Officina Pasolini.

Una rivoluzione raccontata come processo naturale fatto di paure, sogni e del suo amore per la musica: “È la mia vita. Voglio vivere con lei”

La musica è la persona della mia vita

Paola Turci, ad Officina Pasolini, come in una serata tra amici, si mette a nudo e racconta episodi della propria carriera, disvela il proprio animo sensibile e fragile. Si guarda allo specchio e rivela di piacersi, di aver acquisito una consapevolezza donata dallo scorrere del tempo. Una consapevolezza rafforzata dall’amore per la musica, che l’ha accompagnata fin da bambina, quando “perseguitava” la madre e i fratelli con la sua voce. “Quello che volevo, fin da piccola era vivere insieme alla musica, come fosse la persona della mia vita – racconta -. Mi dicevo ‘io voglio vivere con lei, voglio vivere con lei per sempre. Non mi importa se sarò povera, se dovrò rinunciare a tutto, non mi importa se dovrò stare da sola, se mi padre mi caccerà di casa’. E, in effetti, mio padre mi ha cacciata di casa quando gli ho detto che volevo cantare…”.

Paola Turci
Paola Turci durante l’incontro a Officina Pasolini

La scintilla che segnò definitivamente il percorso musicale di Paola Turci fu l’esibizione di Anna Oxa a Sanremo nel 1978. “Da quel momento sono cambiata. Vedere Anna sul palco, appena sedicenne, truccata in quel modo e con quel look, aveva smosso qualcosa in me. Da quel momento ho detto a mia madre che non avrei mai più messo una gonna”.

Nell’arte non esistono incertezze

Coraggio, incoscienza, consapevolezza e passione. Con questo bagaglio Paola si è presentata per la prima volta a Sanremo nel 1986. “Non avevo ancora esperienza in questo mondo, avevo lavorato soltanto per otto mesi in un piano-bar. Ricordo la Rettore con due ali gigantesche che mi augurò in bocca al lupo. Per anni ho vissuto una sorta di ‘incoscienza’, non capivo che dietro la telecamera c’erano milioni di persone”.

Sanremo
Paola Turci guarda una sua esibizione a Sanremo

Un periodo nel quale Paola non si definiva ancora una cantante, ma solo “una a cui piaceva cantare”. Un amore, quello per l’arte, assoluto, immenso, definitivo. “Sono stata fortunata, perché non è per niente scontato nascere con una passione. Nell’arte non esistono incertezze, essere artisti è un dono. Il condizionale, il ‘vorrei farlo’, è poco. Si tratta di un impeto così potente che non può ammettere alcun condizionale”. Proprio come le rivoluzioni naturali, che non ammettono nessuna indecisione.

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