Mimosa Campironi: “Lei” concerto per ragazza e piano elettrico

Mimosa Campironi continua a stupire. La cantautrice ha presentato sul palco del Teatro Cometa Off il suo ultimo concerto spettacolo “Lei”. Un “gioco degli opposti musicale” che diventa un grido di affermazione del proprio io e di tutte le sue sfumature.

Mimosa Campironi: un live per raccontare chi è LEI

Lei è un tempo scandito di sospiri. Lei è il coraggio di non essere palco ma essere storia.

Lei è Mimosa, o forse no. Sicuramente Lei ha la stessa capacità di stupire, lacerare e ricucire di Mimosa. Lei. Lei. Lei. E ancora lei (Sospiro).

Mimosa Campironi porta in scena Lei. Che non è lei, ma è anche la sua storia. Un pianoforte elettrico, una batteria, un violino, una sedia, una bambola, un vestito da sposa, una giacca e un paio di occhiali da sole.

La sala si riempie di fumo rosso. Due strisce di led segnalano le vie di fuga: una segna il confine della tastiera e l’altra striscia di luci rosse è l’archetto del violino.
Canzoni e racconti.
Passati e futuri nebulosi.
Si muove nelle cinque dimensioni del palco accordandosi ai musicisti con gesti ampi. Con esuberanze violente, con ironia tagliente. Con sorrisi strappati al momento sbagliato. Con lacrime e singhiozzi cantati. Sospiri suonati dal violino.

Mimosa Campironi- Lei-Cometa off

Lei non è solo Lei. Come Mimosa non solo Mimosa. È un’artista e una musicista scissa.Una moltitudine di competenze che rendono il palco del Cometa off uno spazio multidimensionale in cui il più banale del gioco degli specchi diventa una proiezione onirica e terrificante. Un gioco degli opposti che riflette e si riflette, che è libero di assumere mille forme per raccontare se stessa e il mondo; che spesso prescinde dalla forma per diventare sostanza purissima.

Una “pluralità schizofrenica” che dal vivo ha la potenza liberatoria di un urlo. Un “hurrah” lacerato e lacerante che si trasforma in una carezza sulle labbra. Una carezza che diventa un abbraccio. Un abbraccio che diventa il ballo di una sposa.

Un’attrice, una cantante una musicista, una figlia, una madre, una sposa, una bambola e mille altre donne.

Lei siamo noi? O è altrove?

“Lei” non è un semplice concerto, è un diario aperto, è una bambola su una sedia, è un vestito da sposa appeso che diventa armatura pronta alla “terza guerra mondiale”.

Sul palco Mimosa è accompagnata dal violino di Andrea Di Cesare e dalla batteria di Alessandro Duccio Luccioli che creano percorsi musicali tormentati e viscerali.

“Lei è un concerto, una performance libera – spiega Mimosa -, è una ragazza degli anni ’90. Lei è la scissione della personalità, è il gioco degli opposti fuori dall’io digitale”.

Un live che va oltre ogni possibile schema preimposto, contro le gabbie imposte al concetto di identità e di genere: “La musica è il racconto di una storia amplificato, è che c’è molto da dire riguardo alla nostra identità… riguardo ai punti di vista che mettono a fuoco la nostra esistenza. Fermarci in una sola identità è assurdamente complicato nella società fluida. Chi? Quale? Di che sesso? Cosa? Siamo noi? O è altrove?”.

Un “altrove” rappresentato da una ragazza degli anni ’90. Una ragazza che “per evitare la tristezza e lo shame da social media, impara a mettere in mostra solo la parte migliore di sé. Una vera e propria scissione tra due personalità opposte: una estremamente positiva e l’altra totalmente nichilista. Da questo gioco degli opposti emergono aneddoti, canzoni, confessioni. Fino alla pacificazione finale”.

Pace?

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