Zerocalcare: la nostra esistenza è una fossa comune di “Scheletri”

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Zerocalcare ha presentato la sua nuova graphic novel “Scheletri” pubblicata per Bao Publishing. Un’opera che, almeno in parte, si distanzia dalla produzione dell’autore ed esplora le tinte di un noir collettivo, di un thriller psicologico che si snoda nell’arco di 20 anni. Un percorso di crescita e dolore, di menzogne per vivere e verità che rischiano di uccidere una parte di se stessi.

Zerocalcare: il libero arbitrio per lottare contro i mostri

Una torre altissima costruita e consolidata sulle menzogne. Una scelta apparentemente impossibile: puntellarla o farla crollare. La verità come un tornado che distrugge tutto quello che è stato eretto con fatica o come un collante che unisce pezzi squarciati, devastati, frantumati. E frantumi di esistenza che come grumi si insinuano nello stomaco e diventano tentacoli che avvinghiano la gola e spezzano i denti. “Scheletri”, la nuova graphic novel di Zerocalcare pubblicata per Bao Publishing, è un noir della memoria, il thriller di una generazione costruita su “paure affilate” come ossa, il tentativo di coprire i brutti pensieri “sotto colate di rotture di cazzo”.

“Scheletri”, oltre a segnare una novità nei temi rispetto alla produzione dell’autore, ci presenta nelle ultime pagine uno Zero invecchiato, emaciato

Per capire quanti anni ho basta tagliarmi il tronco e contare i cerchi di pippe mentali. Più invecchio più aumentano

Una crescita che coincide con quella del suo autore, come ci racconta Michele Rech: “Mi piace l’idea che non sia tutto fisso come i Peanuts, che sono cristallizzati nel tempo. In questo fumetto si vede come le persone invecchiano e perdono le aspettative. Io mi sento in balia dell’età, mi vedo e mi sento vecchio, ho la chierica, meno capelli ed è molto difficile far invecchiare a pezzetti il mio personaggio”.

Accettare di invecchiare, di crescere, di essere cambiati, porta a combattere contro gli scheletri che giorno per giorno si accumulano sotto i nostri piedi e nei nostri armadi. Significa vomitare quelle bestie feroci che feriscono senza sapere nulla e senza accorgersi di farlo. Un percorso di consapevolezza che passa attraverso una desacralizzazione e un ridimensionamento di quello che è stato puntellato attraverso le menzogne o l’indifferenza. Il libero arbitrio, la scelta intima ed “estrema” di essere quello che si vuole è un atto di lotta contro i mostri annidati nell’anima. Una lotta per noi stessi e non contro noi stessi, alla ricerca di “qualcuno per cui puoi fare la differenza”.

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