Auroro Borealo live: anagrammi, paradossi e punk

Ultimo aggiornamento:

Il live di Auroro Borealo a Largo Venue a Roma è stato uno show dissacrante, divertente, sarcastico che, però, ha anche aperto spazi di riflessione fra decine di vignette musicali surreali e surrealiste.

Il paradosso del calabrone

Per la scienza un calabrone non potrebbe volare, ma non essendo a conoscenza di questo limite continua a farlo. Per il mondo della musica Auroro Borealo non potrebbe cantare e suonare, ma pur essendo a conoscenza di questo limite continua a farlo.

Auroro Borealo spiega così il paradosso del calabrone durante il suo live a Largo Venue. Un concerto “anagrammatico” nel quale non è la realtà a cambiare, ma la prospettiva con la quale la si guarda, il punto di vista dalla quale si riesce a intravederne le distorsioni e i glitch.

E così la parola “amo” è l’anagramma di “Mao”, il grido censurato “Palestina Libera” si trasforma in “Liste per l’Albania”, i Carabinieri sono tali soltanto per una questione di vocali e consonanti (altrimenti sarebbero Arabineri) e comunque rappresentano le Forse Dell’Ordine, Silvio Berlusconi era un appassionato collezionista di quadri di bassa lega, altresì “croste” (true story) e il senso del pudore è violato da atti pubblici in luoghi osceni.

La visione di Auroro Borealo, però, non è soltanto ironica, sarcastica e a volte cinica, ma sotto quintali di gag e paradossi, è anche intimamente dolente. Auroro, infatti, sa che non è possibile distruggere la contemporaneità, ma che è necessario conviverci senza necessariamente accettarla. Senza rassegnazione, senza un sentimento di resa ineluttabile. Persino senza rabbia. Un atteggiamento “punk consapevole”. Noi siamo qui e ora, non potrebbe essere altrimenti. E allora cerchiamo di “volare come una farfalla (o meglio un calabrone…) sulla rappresaglia. Stiamo per risplendere, ma prima dobbiamo esplodere”.

Altre storie
Carmen Consoli: Echi di sirene di una Terra Ca nun Senti