Francesco Bianconi e Baby K: ai confini delle cover

La storia della musica, spesso ci ha riservato sorprese inaspettate, stranianti, allucinate. Cover “impossibili”, sodalizi artistici del tutto fuori da ogni previsione e catalogazione. Si, vere e proprie chicche impensabili. Ma, neanche con la più fervida immaginazione, avremmo mai pensato che l’austero ed intellettuale Francesco Bianconi, leader dei Baustelle, potesse realizzare una cover della regina delle hit estive: Baby K. Eppure “La playa” cantata da Bianconi funziona, si imprime a fuoco nel cervello, perché rende reale il paradosso, scavalca il limite fra assurdo e reale. E lo fa trasformando la canzone di Baby K in una struggente celebrazione dell’estate appena conclusa

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Un messaggio in fondo al bicchiere, il ricordo che si nasconde, il riverbero delle onde, un’attesa durata una vita. Un tramonto sognato che diventa immagine insonne. Suggestioni che sembrano vicine all’immaginario di Francesco Bianconi, cantante dei Baustelle, ma che appartengono ad una delle hit estive più “hot” degli ultimi anni: “La Playa” di Baby K. Due mondi apparentemente lontanissimi, eppur vicini in maniera tangibile. Una vicinanza che diventa sodalizio musicale, un legame destinato a passare agli annali della musica italiana grazie allo stesso Bianconi che per “Storie inventate”, un format in otto puntate promosso sul proprio canale Youtube, ha deciso di realizzare proprio una cover de “La Playa”.

Francesco Bianconi e le sue Storie inventate

La straordinarietà di questa cover è che il pezzo rievoca al 100% il puro Bianconi-style, ripercorrendo suggestioni malinconiche baustelliane. Suggestioni già presenti, evidentemente, nella sua versione originale, ma seppellite dall’aura di un’allegria estiva impellente e necessaria. Francesco Bianconi, che con il format on-line anticipa “Forever” il suo primo progetto solista in uscita ad ottobre, rende Baby K struggente, melanconica, avvolgente. E a sua volta “La playa” permette a Bianconi di raccontarsi con schiettezza, di travalicare il confine fra indie e ipermainstream senza perdere la propria aura artistica. Un miracolo di fine estate, una festa improvvisa e seducente. Una spiaggia deserta che si ripopola di immagini in slow-motion e si riempie di storie inventate così bene da diventare reali.

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