Motta: fra la mente e il cuore

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Fra la mente e il cuore Motta, nel suo nuovo singolo “E poi finisco per amarti” ritrova la confusione, l’analisi di sé e dell’altro, la consapevolezza che gli sbagli fanno parte dell’essere umani e vivi.

C’è uno spazio fra mente e cuore messo in note.

C’è un rassicurante impatto con il reale: “Non si può cambiare il mondo, figuriamoci cambiare te”.

“E poi finisco per amarti” è il nuovo singolo di Motta, uscito per Sugar lo scorso 7 aprile, un brano vero, autentico, un racconto delle emozioni nella loro contraddizione, che non chiede permesso e arriva dritto al cuore.

Nudo.

Senza paure

Una disamina dei sentimenti e delle fragilità umane, delle paure che li accompagnano, delle incognite incalcolabili che allo stesso tempo attraggono come un canto di sirene irresistibile, un richiamo a vivere.

Un violoncello sullo sfondo, i bassi che spalancano le porte del cuore e la voce di Francesco Motta sopra a tutto questo.

E non avere paura

Fra la mente ed il cuore, fra i tuoi occhi e la mia voce

Mentre penso a tutto quello che ho

Non mi riconosci più

Motta – “E poi finisco per amarti”

A pochi giorni dall’uscita, il nuovo pezzo che anticipa l’album “Semplice”, viene raccontato in un video clip, una produzione Maestro per la regia di YouNuts!.

Motta si muove nei tre cambi di scena scanditi dal gioco di luci. Un muro bianco e spoglio, l’esterno di un live club è lo sfondo da cui tutto inizia, una parete su cui il cantautore si staglia, rivolgendosi direttamente alla camera, allo spettatore, raccontando il suo percorso, quell’analisi interiore.

L’amore, la musica e un locale (vuoto)

E mentre si muove in quel modo tutto suo e riconoscibile per chi lo ha visto live, si dirige verso l’interno di un locale vuoto. Direttamente in scena. La sua dimensione naturale.

Dapprima al buio, su un immaginario palco in cui è difficile capire quale sia la sua posizione, fino a che le luci non si accendono.

 E sono ribaltate.

La visuale è quella di chi sta sopra al palco ed è accecato dai bagliori.

Ma ci sentiamo sempre unici, come miliardi di persone sole

Motta è inizialmente solo, fino a quando la musica non si concretizza. Le sagome degli strumentisti vengono delineate dai fari, lo scenario di un live diventa speculare, il pubblico è il protagonista – assente – invitato all’ascolto di un brano che, per produzione e utilizzo degli strumenti e della voce, ricorda perfettamente una performance dal vivo.

Motta – foto di Claudia Pajewski

Archi, batteria, chitarre e la voce di Motta che compie un percorso emotivo intenso.

La tensione iniziale delle strofe che narrano tutte le difficoltà del sentimento si scioglie in un ritornello che arriva come la più dolce delle rese, un inno all’amore in tutte le sue contraddizioni. Un invito a lasciarsi andare, stavolta con consapevolezza, a vivere appieno il momento, a godersi l’avventura anche se fa paura, perché in fondo è tutta lì la potenza dell’amore.

Ma poi finisco per amarti

E poi finisco per odiarti, poi finisco per amarti

Il 30 aprile si avvicina insieme all’uscita del terzo e tanto atteso album di Motta, “Semplice”.

Dove eravamo rimasti?

Eravamo fermi al 2018, a “Vivere o Morire” il secondo e ultimo album del cantautore toscano, un disco che, a tre anni dall’uscita, continuava ancora a regalarci forti emozioni.

Eravamo fermi dentro le nostre case, a ballare e cantare i versi de “La nostra ultima canzone”, un modo per esorcizzare la mancanza di musica, la mancanza di live, la mancanza di quei balli sudati e scatenati sotto a un palco.

E le luci accese, le gambe che non reggono, l’ultimo drink prima che chiudano il locale, erano e sono un ricordo che proviamo a riportare alla memoria attraverso uno dei brani più ascoltati di quel disco.

Motta – foto Claudia Pajewski

Eravamo fermi a quelle parole, cantate quasi tra le lacrime, come una colonna sonora dal sapore dolceamaro che ci ricordava una vita passata, in cui troppo davamo per scontato. A chiederci se fossimo davvero stati in grado di lasciarci andare quando ne avevamo avuto l’occasione. A cercare tra i biglietti sbiaditi degli ultimi concerti vissuti e assaporati proprio fino a quell’ultima canzone. A ricordare un live all’Auditorium Parco della Musica, tra le sonorità che scuotono l’anima di “Ed è quasi come essere felici”, per poi fare un salto immaginario tra i ricordi di uno spettacolo al Monk di qualche anno prima, in cui era la stessa voce di Motta a cantare “Prima o poi ci passerà”, brano tratto dall’album d’esordio del 2016, “La fine dei vent’anni”.

Fermi e in attesa

Le parole di Francesco Motta hanno accompagnato questo ultimo anno di attese estenuanti e conflitti interiori e con l’uscita del nuovo singolo le orecchie si sono automaticamente drizzate e il cuore è tornato a sperare.

Eravamo fermi e in attesa.

E poi il 7 aprile è arrivato.

“E poi finisco per amarti” è uscita e la promessa di un altro album si è concretizzata.

E se è vero che si è lasciata attendere per ben tre anni, quella di Motta è una canzone che si rivolge direttamente a quel cuore speranzoso e bisognoso di musica, di live e di emozioni.

E non lo delude.

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