Musica e il resto scompare?

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Non è l’estate che aspettavamo. Non è la stagione spensierata e di reset che speravamo ci aiutasse a mettere a posto la fatica di questo strano 2020. Attraversiamo in punta di piedi i nostri spazi e le nostre città per riscoprirli. Eppure, con la bella stagione arrivano puntuali a saturare i media i “tormentoni”.
Anche se quest’anno hanno cambiato volto un po’ anche loro.

I tormentoni in epoca Covid

Spiaggia, ombrellone, parole latineggianti buttate a caso e lussureggianti scappatelle sentimentali (oh è sempre amore, estivo ma chiamiamolo amore, sai mai si fraintendesse il perbenismo) raccontate come evento scandaloso occasionale giustificato dalla stagione calda. Una macedonia di luoghi comuni e l’immancabile aereo come scenografia.

Perché d’estate si viaggia.

Il sabato si fa la spesa,

la domenica mattina colazione fuori,

il giovedì gnocchi.

Però se negli ultimi anni abbiamo assistito alla liturgia che ogni giugno scatenava l’uscita di pezzi (tutti uguali) che osannavano una leggerezza stereotipata, quest’anno, l’estate del Covid ci ha regalato una sorpresa. I tormentoni escono a luglio e non cambiano forma ma intenzione.

Tormentoni
I Boombadash ed Alessandra Amoroso con la loro “Karaoke”


Le statistiche dei cluster e dei contagi da Covid-19 non sono rincuoranti, il problema che ci ha obbligato a stravolgere le nostre abitudini e le nostre geografie corporee e sentimentali non è stato risolto, stiamo facendo finta che nulla sia successo eppure è successo tutto.

Tutto.

Ma questo tutto è ancora poco per non immaginarci in spiaggia a ballare, nel Salento, di notte, dopo aver preso un aereo last minute, con i capelli sciolti, i piedi nudi, sole cuore amore.

Eppure non sarà l’estate di musica che aspettavamo, i festival sono quasi tutti annullati, i pochi temerari hanno dovuto immaginare un ascolto personalizzato dei live.
Distanti.
Distanza.

Max Gazzè all’Auditorium, il primo grande artista ad organizzare un evento post-Covid

Quei pochi concerti che sono stati e che saranno hanno il sapore della solitudine, dell’ascolto personale e del corpo che non può muoversi.

Non chiamiamoli concerti, ma ascolti all’aperto riservati a pochi corpi fermi.

Non possiamo immaginare di esimerci dal comprendere cosa abbiamo attraversato e come ne siamo usciti e come ne usciremo. Dobbiamo farci domande. Tante, il più possibile. Per cercare risposte rivoluzionarie. Se niente è come prima, tutto resterà uguale.

Forse, quel prima dobbiamo guardarlo con molta meno malinconia, raccoglierne le criticità e rivoluzionarle.

Non riproporlo.

Non andava bene, abbiamo le prove. Lo hanno capito anche i tormentoni.

Con te sulla spiaggia non si può

Ma, come un rantolo finale, stiamo cercando di rimettere un vecchio vestito, bellissimo per alcuni versi, ma che non entra più. E che era stretto anche nell’ “era pre-covid”.
Abbiamo un nuovo corpo da conoscere.
Vietato ballare (anche sulla spiaggia del Salento).
Vietato assembrarsi (anche in riva al mare).
Vietato muoversi fuori dai limiti (non saremo più come il vento da zero a cento).
Vietato scegliere liberamente il proprio posto nel mondo (non è poi tanto facile passare per Londra, da Roma e fino a Bangkok).
Non è vietato però utilizzare un vecchio modello per essere spudorati nel promuovere la vendita di prodotti.
Perché Baby K ha ospitato Chiara Ferragni in una canzone che altro non è che uno spot allo shampoo.
“Musica” per vendere e niente da comprare. Forse è questo il problema.

Tormentoni
Baby K e Chiara Ferragni


Nessuna leggerezza, se non lo “swish” delle chiome, rigorosamente bionde. E non è una “canzonetta” ma uno spot. Cominciamo chiamando le cose con il loro nome, magari è un punto di partenza per cogliere l’occasione di trasformazione che ci è capitata.

Non è il momento per essere uguali a prima, non possiamo fare finta non sia successo niente.
Forse il momento per capire, per interrogarsi per osservare.
E per ascoltare.

Magari la prossima estate avremo come tormentone un pezzo capace di promuovere quella leggerezza consapevole che tutti meritiamo ma che passa necessariamente attraverso una coscienza d’arte.
Coscienza e conoscenza dell’arte e del bello.
Che è di arte che abbiamo bisogno, anche se abbiamo i capelli sporchi e sarebbe bene farsi uno shampoo.

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