Cristiano Godano: arte, liberazione e resistenza

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Cristiano Godano, leader dei Marlene Kuntz, ci racconta la sua percezione del tempo che stiamo vivendo. L’umana lotta contro la pandemia e la morte, l’urgenza di “resistere” alle tentazioni sovraniste di fronte all’abisso economico che si aprirà e la necessità dell’arte come strumento di salvezza. Un contesto storico nel quale una canzone come “Bella Ciao” assume ancora di più un valore catartico e liberatorio

Cristiano Godano: la dimensione salvifica dell’arte

“Si possono provare a immaginare i suoi stati d’animo? Certo. Li possiamo intercettare nell’abisso di disperazione crescente da cui le sue pupille esprimono la paura attraverso il materiale trasparente dell’involucro in cui il suo capo è collocato”. Cristiano Godano ha sempre cercato di raccontare ed interpretare il tempo e i tempi attraverso la musica e le parole. Una scelta artistica “ineluttabile” che lo ha portato a descrivere questi mesi attraverso 4 poesie e un racconto. Un modo per consentire a chi legge di immergersi in una realtà nella quale le parole sono soltanto uno strumento al servizio della vita che scorre, che si avvolge, che si spegne. Una narrazione cruda e realista, nella quale trova spazio fra le righe e i versi la cronaca dei nostri giorni.

Il ruolo dell’arte probabilmente non è mai stato così importante, così essenziale. “Io sento potenzialmente una maggior propensione all’assimilazione della densità artistica, per milioni di motivi: perché siamo più vulnerabili e sensibili, perché abbiamo più tempo – ci racconta Cristiano -. In un momento come questo ritenevo e ritengo ancora che l’arte abbia qualche chance in più di toccare qualche corda in più. L’80% della gente, con diverse sfumature, ha una riverenza nei riguardi dell’arte, si è disponibili ad accreditare l’arte di un potere salvifico. Con la pandemia c’è un po’ più di disponibilità da parte di molti, già predisposti a questa cosa. In questo momento la parola, la musica e l’arte hanno una possibilità di essere accolte con più densità dalla gente ed è quello che ho cercato di fare”.

Cristiano Godano

Proprio il mondo della musica, però, rischia di essere fra i settori più colpiti dalla pandemia. “Quando la pandemia è esplosa i musicisti si sono accorti che non ci sono ammortizzatori sociali – dice Cristiano Godano -. È una situazione abbastanza patetico-drammatica e il Coronavirus l’ha fatta emergere. Sarebbe bene che i politici se ne accorgessero, ma io ho fortissimi dubbi che questo accada. La musica è cagata zero dalla classe dirigente ed è molto grave questa cosa: i nostri governanti vedono soltanto la superfice, questi enormi artisti che ovviamente hanno le spalle grosse, ma c’è tutto un sottobosco di musicisti, di cui faccio parte, che non ha le spalle così grosse”.

“Bella Ciao”: una resistenza ancora attuale

Sono trascorsi pochissimi giorni dal 25 aprile. Una data che, quest’anno, ha rappresentato con ancora più forza il valore della parola “liberazione”. I Marlene Kuntz sul proprio profili Youtube hanno deciso di condividere una versione a distanza di “Bella Ciao”. Una canzone che il gruppo, ormai da qualche anno, esegue spesso durante i propri live. Un manifesto politico sempre più attuale contro i sovranismi ed i nazionalismi.

Marlene Kuntz – Bella Ciao

“In Italia da 2/3 anni il sovranismo e il populismo rappresentano una potenziale deriva pessima – spiega Cristiano -. Ora che la pandemia è un dato di fatto e non sapremo come ne usciremo, bisogna non dimenticarsi che il fascismo ed il nazismo, con tutta una fioritura di attitudini populiste ,nacquero perché la società era in crisi, devastata da profonde situazioni negative dal punto di vista economico. Una situazione di crisi simile a quella che rischiamo di incontrare e che potrebbe creare tantissime condizioni favorevoli all’attecchimento di una deriva pericolosissima”.

La scelta è stata di prendere una posizione, due anni fa come oggi e far sentire la propria voce attraverso una canzone r-esistente. “Quando i Marlene hanno deciso di fare Bella Ciao purtroppo sapevamo di rischiare molto sulla nostra pelle, eravamo consapevole che avremmo potuto perdere pubblico o essere tacciati come divisivi. E questo è allucinante, perché si tratta di una canzone che è nata per unire”.

Un rischio annullato da un’urgenza: “Sentivamo un impegno etico e civico a prendere una posizione, era un modo per suggerire alla gente di riflettere. Ieri come oggi”. Una necessità che, citando il primo disco dei Marlene, ha una valenza “catartica”.

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