I Ministri: un antidoto alla cronaca nera e alla musica leggera

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Un antidoto a tutto l’orrore e tutta la leggerezza che ci viene imposta o che spesso ci autoinfliggiamo per non andare oltre al nostro sguardo. “Cronaca nera e musica leggera”, il nuovo Ep de I Ministri pubblicato da Woodworm/Universal , è un album politico e sociale, nel quale la rabbia diventa uno strumento per superare la confusione di un periodo frammentato e di questi anni spezzati e calpestati. Un disco rumoroso che sarà possibile, fra pochissimo, ascoltare anche dal vivo: la band, infatti, ha annunciato la prima data del tour estivo l’otto luglio al Circolo Magnolia

Bisogna avere il coraggio di andare tutti all’inferno

“Da dove viene tutta questa colpa”?

Quando abbiamo iniziato a provarne così tanta da non sentirne più il peso?

Forse quando abbiamo abbandonato la nostra coerenza su dei binari lasciandola sbrindellare dalle lamiere di un treno. O quando abbiamo smesso di andare oltre al nostro sguardo e ci siamo affidati alle intuizioni di chi osservava per noi, proprio come i bagnini scrutano il mare senza avere risposte.

“Cronaca nera e musica leggera”, l’ultimo Ep de I Ministri, è un atto politico profondo, consapevole e lacerante. L’urlo di una coscienza che non vuole rassegnarsi ad una realtà sostituita da quella che prima era una metafora (“Il bar in piazza con fuori i militari” dal brano “Bagnini”). E l’unico antidoto ad un paradosso diventato quotidianità è guardare con ribrezzo ad un appiattimento morale nel quale l’orrore è iniziato a diventare divertissement e nel quale la colonna sonora della cronaca nera è diventata la musica leggera. Una realtà addomesticata a suon di melodie e coltellate, di basi preconfezionate e sangue.

In questo senso una canzone come “Cronaca nera e musica leggera” (la congiunzione potrebbe anche essere un verbo…) è il dark side di “Musica leggerissima” di Colapesce e Di Martino. I due cantautori siciliani, infatti, con il loro brano, in una veste apparentemente leggera e con tono scanzonato, hanno cantato con parole in realtà feroci questo anno buio ed isolato. I Ministri raccontano la rabbia partendo dall’oscurità di un presente fatto di divieti ed autodivieti (“Non far l’artista che poi te ne penti, non fare finta di avere sogni, non fare domande, non fare”). Un tempo nel quale soltanto la consapevolezza di quello che siamo diventati può portare a non calpestarci più come belve in un’arena.

“Bisogna avere il coraggio di andare tutti all’inferno”, cantano appunto in Inferno, un coraggio che spesso è lasciato agli altri, è delegato “allo sguardo degli bagnini quando credono di aver capito il mare”. Perché non fare il passo significa anche non doversi assumere l’ennesima colpa, in un vortice che porta all’autoassoluzione per omissione di autosoccorso.

E anche la scelta di omaggiare nella copertina le collane Einaudi rese indimenticabili dalla grafica di Bruno Munari non è casuale.

“Cronaca nera e musica leggera ci suonava già dal titolo come una sorta di saggio mai scritto. Tra le altre cose, parla di confusione e di crisi dei saperi, della progressiva scomparsa di una qualche verità condivisa. I saggi Einaudi sono stati la quinta essenza della nostra infanzia, i libri dei grandi, e i loro quadrati erano il simbolo di un sapere con la S maiuscola, moderno ma autorevole. E, in più, elegantissimo. Omaggiarle è un modo per rivederle, farle rivedere e in qualche modo trovare conforto”.

Un conforto che passa anche attraverso un diverso modo di guardare e guardarci. Capendo che non sempre è necessario rispondere alle domande, ma che è fondamentale comunque farle, per rompere il vetro fra immagine e realtà.

“A che servono i colori al buio?” (da “Inferno”).

Non è importante rispondere a questa domanda, ma è essenziale farsela. Perché non vedere più niente è il primo passo per diventare complici di questa realtà diventata un immenso condensatore di cronaca nera.

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